facebook, epidemie, web e parassiti

la recente vicenda della (legittima) ricerca fatta dalla Princeton University sul trend di abbandono di facebook da parte degli utenti e la (legittima e divertente) replica di FB è stata utile per confermare una delle poche certezze sui personaggi che popolano il web:

i furbetti dell’instant-post e del titolo seo-friendly

infatti, subito dopo la pubblicazione della notizia da parte dei grossi siti di news, sono comparse decine di post su blog di “esperti” (i soliti noti in italia, non c’è bisogno di fare nomi) che – pur di generare qualche visita in più –  hanno riportato la cosa con titoli sparatissimi, catastrofisti, allarmanti, senza un minimo di analisi o di valore aggiunto.

questi post hanno generato commenti, retweet,, condivisioni ecc… per una “notizia” completamente irrilevante dal punto di vista tecnico, ma rilevante per chi punta solo all’auto-promozione e a generare traffico al proprio blog/profilo social ecc…

vecchie cattive abitudini dure a morire, ma che ci possono aiutare a capire chi sono i parassiti delle news e a darci qualche idea su chi smettere di seguire su twitter, FB o via RSS e a dribblarli agilmente alla prossima occasione.

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linkedin and out

honest linkedin slogan
via http://honestslogans.com/

lo uso da molti anni e – sinceramente – non ho mai capito a cosa mi possa servire, a parte mantenere una rete di contatti nel caso in cui cambi azienda.
e finora questo è l’unico motivo per cui non mi cancello dal servizio.

non sono un consulente né un freelance, quindi non ho l’esigenza di usarlo come canale di “personal branding“, definizione-mascheramento per indicare la semplice attività, altrimenti nota come auto-promozione.
pochi lo fanno senza cadere nello spam e nel bombardamento di aggiornamenti a raffica cross-postati da/verso altri social network, per far vedere quanto sono brillanti o interessati a diffondere link utilissimi.

altro argomento usato a favore di linkedin è che serve per trovare lavoro.
certo, come no *.
forse all’estero, come mi dicono diversi amici che lavorano fuori dall’Italia.
là sembra addirittura che gli head-hunter spulcino i profili, ti contattino e si arrivi anche ad un colloquio.
oibò.

poi c’è lo strumenti delle segnalazioni. molto utile se è un concetto già radicato e in uso nella propria cultura lavorativa (tipicamente nel mondo anglo-sassone).
ma per l’italia (e per il lavoro dipendente) la “segnalazione” è un concetto non propriamente chiaro e così familiare.

come giustamente dice alessandro madeddu in un post di qualche tempo fa**, linkedin
“Emana odore di ufficio del personale e di morte”.

per quanto mi riguarda, l’ho sempre visto come quelle feste aziendali o serate con i colleghi, piene di persone che altrimenti non frequenteresti, dove c’è sempre qualcuno col vestito sbagliato, il tono sbagliato e che spesso si permette confidenze fuori luogo.

nell’ultimo anno ho anche notato una migrazione degli over-40 da facebook a linkedin.
sono iniziati ad arrivarmi inviti da “insospettabili” che evidentemente (vuoi la crisi e vuoi la svalutazione di FB) si spostano su altri siti.
sono gli stessi a cui FB ha insegnato cos’è il web e che prima usavano solo la mail per inviare catene di sant’antonio, allerte su virus che potevano devastarti il computer e navigavano pochissimo.
sono gli stessi che adesso su linkedin inviano inviti a raffica, tipo amicizia su FB, condividendo la rubrica degli account mail, ossessionati dal racimolare contatti.

* parlo sempre dal punto di vista del lavoro dipendente

** via Cose da Libri

twitter trending topics e il declino della civiltà

pensavo che solo in italia i TT di twitter fossero (principalmente) delle emerite cagate, ma anche in usa non scherzano.

twitter – trending topics italia – 21 novembre 2012 (ore 17.30 circa)
twitter – trending topics usa – 21 novembre 2012 (ore 17.30 circa)

a memoria, non mi pare che 2 anni fa (periodo pre-fiorello/invasione  “vip” e sue conseguenze) ci fosse questa percentuale di spazzatura, anche se forse c’era della noiosissima roba più nerd/geek/business twittata dagli early adopters.

comunque, in attesa del nuovo social-coso su cui si trasferiranno “tutti” abbandonando twitter, vado a twittare il mio #lemiglioricitazionidelmiocompagnodibanco.