annunci di lavoro makretingh

si leggono certe robe in giro…

Le nuove risorse saranno inserite in un ambiente lavorativo impareggiabile

 

Annunci

di come molti pensano che i “clienti” siano una razza a parte e non usino twitter

capita spessissimo di vedere su twitter sfoghi contro il “classico” cliente rompicoglioni/incompetente.

niente di grave – anzi – i risvolti sono spesso molto divertenti, visto che prima o poi saremo tutti clienti terribili (e fornitori terribili … )

la cosa che mi lascia molto perplesso è:
ma chi scrive sta roba usando un profilo pubblico come sfogatoio, pensa davvero che i “clienti” non li tengano d’occhio ?

per qualche esempio basta cercare su twitter “cliente chiede

a sproposito di marketing

leggo terrificanti annunci di lavoro in cui si cerca (contemporaneamente) un addetto commerciale e responsabile marketing, centralinista e addetto marketing, redazione offerte e addetto comunicazione, e così via

la funzione marketing è talmente incompresa e sconosciuta, che viene agganciata come un’appendice ad altre funzioni, nominata soltanto perché “vuol dire tutto e niente” … *

questo è indicativo dell’arretratezza di certi imprenditori e ricorda, a chi opera in questo ambito, che bisogna imparare a schivare queste mine vaganti

* per non parlare di chi pensa che comunicazione e marketing siano la stessa cosa … ma questa è un’altra (lunga) battaglia

linkedin and out

honest linkedin slogan
via http://honestslogans.com/

lo uso da molti anni e – sinceramente – non ho mai capito a cosa mi possa servire, a parte mantenere una rete di contatti nel caso in cui cambi azienda.
e finora questo è l’unico motivo per cui non mi cancello dal servizio.

non sono un consulente né un freelance, quindi non ho l’esigenza di usarlo come canale di “personal branding“, definizione-mascheramento per indicare la semplice attività, altrimenti nota come auto-promozione.
pochi lo fanno senza cadere nello spam e nel bombardamento di aggiornamenti a raffica cross-postati da/verso altri social network, per far vedere quanto sono brillanti o interessati a diffondere link utilissimi.

altro argomento usato a favore di linkedin è che serve per trovare lavoro.
certo, come no *.
forse all’estero, come mi dicono diversi amici che lavorano fuori dall’Italia.
là sembra addirittura che gli head-hunter spulcino i profili, ti contattino e si arrivi anche ad un colloquio.
oibò.

poi c’è lo strumenti delle segnalazioni. molto utile se è un concetto già radicato e in uso nella propria cultura lavorativa (tipicamente nel mondo anglo-sassone).
ma per l’italia (e per il lavoro dipendente) la “segnalazione” è un concetto non propriamente chiaro e così familiare.

come giustamente dice alessandro madeddu in un post di qualche tempo fa**, linkedin
“Emana odore di ufficio del personale e di morte”.

per quanto mi riguarda, l’ho sempre visto come quelle feste aziendali o serate con i colleghi, piene di persone che altrimenti non frequenteresti, dove c’è sempre qualcuno col vestito sbagliato, il tono sbagliato e che spesso si permette confidenze fuori luogo.

nell’ultimo anno ho anche notato una migrazione degli over-40 da facebook a linkedin.
sono iniziati ad arrivarmi inviti da “insospettabili” che evidentemente (vuoi la crisi e vuoi la svalutazione di FB) si spostano su altri siti.
sono gli stessi a cui FB ha insegnato cos’è il web e che prima usavano solo la mail per inviare catene di sant’antonio, allerte su virus che potevano devastarti il computer e navigavano pochissimo.
sono gli stessi che adesso su linkedin inviano inviti a raffica, tipo amicizia su FB, condividendo la rubrica degli account mail, ossessionati dal racimolare contatti.

* parlo sempre dal punto di vista del lavoro dipendente

** via Cose da Libri

library thing – comunicare con leggerezza

per qualche tempo ho provato ad usare library thing ma un po’ per il look-and-feel (purtroppo datato e poco attraente) e un po’ per la maggiore diffusione di altri siti ho lasciato perdere.

credo sia uno dei siti “meno” utilizzati tra quelli che propongono catalogazione e networking e, anche se la mission è diversa, parlando di meri numeri al momento dichiarano 1.737.000 membri, contro i 20 milioni di goodreads *

recentemente hanno dovuto cercare un persona che si occupasse di social media e mi ha colpito l’approccio e la comunicazione che hanno tenuto nel processo di recruiting.

ecco un lesto riepilogo:

1. pubblicano un post dove indicano le loro esigenze e il profilo della persona cercata

2. pubblicano un post di saluto e ringraziamento all’attuale “social media guy”

3. dopo la selezione pubblicano la presentazione dei due candidati scelti

4. pubblicano un post di ringraziamento a tutti quelli che hanno inviato una candidatura (700!)

il tutto rimbalzato sul profilo twitter e facebook

ad un primo impatto, verrebbe da pensare che non c’è niente di straordinario o innovativo.

e in effetti è così.

ma a pensarci bene …  io non vedo tante aziende (italiane) adottare questo approccio alla comunicazione riuscendo a mixare trasparenza, positività, serietà e professionalità, in particolare per ambiti “sensibili” come il recruiting.

peccato, perchè mi pare che questo piccolo esempio di library thing ci ricorda che tutto può essere comunicato, se con il tono giusto e avendo presente quali obiettivi si vogliono raggiungere.

Library Thing

* anobii ha 600.000 utenti (dato giugno 2012), ma considerando le ultime vicende e visto che il 57% dei visitatori proviene dall’italia (e presumibilmente anche la quota di utenti è analoga), fa un po’ storia a sé