invece di brontolare

oh si, essere “a contatto col pubblico” è dura. non sempre, ma a volte lo è.

ad esempio, il classico cliente che, entrando in una libreria, dice: “non ricordo il titolo, ma la copertina è blu” esiste.

ma invece di lamentarsi, trattarlo da rompiscatole e aprire un blog sfigatissimo dove parlare male dei clienti e delle loro richieste assurde, perché non pensare a una soluzione?

i-dont-remember-the-title-but-its-blue

ovvio che non risolve tutti i problemi, ma è pur sempre un tentativo di andare incontro ai clienti in modo originale, che può essere spunto di conversazione, passaparola e di acquisto.

l’esempio è legato al mondo dei libri, ma credo si applichi alla maggior parte degli ambiti commerciali.

come “fornitori” ci aspettiamo sempre che i potenziali clienti ragionino come noi, usando il nostro linguaggio e i nostri schemi mentali, ma ovviamente non è così (e per fortuna).

quindi è importante cercare di intercettare le diverse modalità di interazione utilizzate dai clienti e tenerne conto quando decidiamo come comunicare e interagire.

basta pensare alla nostra esperienza di acquisto: quando troviamo un interlocutore che sa adattarsi alla nostra conoscenza del prodotto, al nostro linguaggio e ci ascolta, è molto probabile che usciamo dal negozio con un prodotto in mano e un ricordo piacevole (nonostante il portafogli più leggero).

 

di come molti pensano che i “clienti” siano una razza a parte e non usino twitter

capita spessissimo di vedere su twitter sfoghi contro il “classico” cliente rompicoglioni/incompetente.

niente di grave – anzi – i risvolti sono spesso molto divertenti, visto che prima o poi saremo tutti clienti terribili (e fornitori terribili … )

la cosa che mi lascia molto perplesso è:
ma chi scrive sta roba usando un profilo pubblico come sfogatoio, pensa davvero che i “clienti” non li tengano d’occhio ?

per qualche esempio basta cercare su twitter “cliente chiede