invece di brontolare

oh si, essere “a contatto col pubblico” è dura. non sempre, ma a volte lo è.

ad esempio, il classico cliente che, entrando in una libreria, dice: “non ricordo il titolo, ma la copertina è blu” esiste.

ma invece di lamentarsi, trattarlo da rompiscatole e aprire un blog sfigatissimo dove parlare male dei clienti e delle loro richieste assurde, perché non pensare a una soluzione?

i-dont-remember-the-title-but-its-blue

ovvio che non risolve tutti i problemi, ma è pur sempre un tentativo di andare incontro ai clienti in modo originale, che può essere spunto di conversazione, passaparola e di acquisto.

l’esempio è legato al mondo dei libri, ma credo si applichi alla maggior parte degli ambiti commerciali.

come “fornitori” ci aspettiamo sempre che i potenziali clienti ragionino come noi, usando il nostro linguaggio e i nostri schemi mentali, ma ovviamente non è così (e per fortuna).

quindi è importante cercare di intercettare le diverse modalità di interazione utilizzate dai clienti e tenerne conto quando decidiamo come comunicare e interagire.

basta pensare alla nostra esperienza di acquisto: quando troviamo un interlocutore che sa adattarsi alla nostra conoscenza del prodotto, al nostro linguaggio e ci ascolta, è molto probabile che usciamo dal negozio con un prodotto in mano e un ricordo piacevole (nonostante il portafogli più leggero).

 

di come molti pensano che i “clienti” siano una razza a parte e non usino twitter

capita spessissimo di vedere su twitter sfoghi contro il “classico” cliente rompicoglioni/incompetente.

niente di grave – anzi – i risvolti sono spesso molto divertenti, visto che prima o poi saremo tutti clienti terribili (e fornitori terribili … )

la cosa che mi lascia molto perplesso è:
ma chi scrive sta roba usando un profilo pubblico come sfogatoio, pensa davvero che i “clienti” non li tengano d’occhio ?

per qualche esempio basta cercare su twitter “cliente chiede

umani. ma davvero?

nel mondo del marketing ogni 6 mesi spunta fuori una nuova definizione/teoria/metodo/approccio, preferibilmente rappresentata da un acronimo o da una sigla, in modo che sia più facile da veicolare.

se escludiamo le reali intuizioni, questi sono solitamente espedienti per alimentare un po’ di buzz, condivisioni e per dare un argomento di vendita a consulenti ed “esperti”.

un esempio è questo articolo che ho trovato su business2community.com, intitolato “There Is No More B2B Or B2C: It’s Human To Human, H2H”, di cui riporto un estratto:

Communication shouldn’t be complicated.
It should just be genuine and simple, with the humility and understanding that we’re all multi-dimensional humans, everyone of which has spent time in both the dark and delightful parts of life.
That’s human to human. That is #H2H.

prendete nota.

cose che non sopporto su twitter

[nota: gli update sono in fondo al post]

dopo anni di uso e frequentazione di twitter, provo a listare le cose che mi danno i nervi e che – solitamente – scatenano l’unfollow:

-io ti seguo, tu mi mandi un messaggio privato del tipo:
“Grazie per avermi seguito. Hai già visto il mio blog (linkedin/facebook/ecc…)?”

capisco che devi racimolare più seguito possibile (ah, fine stratega), ma so leggere una bio e, SI, ho visto che hai altri profili.
forse – ma forse eh – se ho scelto di seguirti su twitter è perché non voglio leggere il tuo blog, seguire la tua pagina su Facebook (o peggio, su Linkedin)

uno stringato ma educato “grazie per avermi seguito” è più che sufficiente (anche se non indispensabile) come primo approccio.

-io ti seguo, tu mi mandi regolarmente messaggi privati con link ad “approfondimenti” sul tuo blog

tanto odio. vedi sopra

– fai un tweet, uno te lo ritwitta e tu lo ritwitti (ad libitum)

oltre al fatto che questo rivela ego e/o personalità disturbata, sai che si chiama spam, vero?
se scelgo di seguirti, mi basta leggere il tuo tweet originale nella timeline, non importa che mi inondi di retweet.

se proprio vuoi ringraziare chi ti ritwitta, usa il pulsantino con la stellina (so che non serve a quello, ma … bla bla bla…).

– sei estremamente arguto e brillante e cerchi di dimostrarlo in ogni tweet

certo, come no.
di quelli come te c’è la fila.

– ci tieni proprio a farmi seguire le tue conversazioni

lo sai che se usi twitter per chiacchierare con qualcuno, i vostri interessantissimi botta e risposta si riversano sulla mia timeline?
mai sentito parlare di messaggi privati, app, sms, e-mail, telefonate e piccioni viaggiatori?
“no”? allora dai, discutiamone su twitter!

… to be continued (purtroppo)

[Update]

– io ti unfollowo e tu posti un tweet dove mi citi e dici:
“mi spiace che tu non sia più un mio follower”

niente di male, ma un tweet pubblico sa più di “merdaccia, te ne vai e io lo faccio sapere a tutti”.
se proprio vuoi stabilire un contatto, dirmi che ti spiace e magari avere un feedback, un MP è l’ideale.