i politici di provincia e i social media, mediamente

ecco, a me fa un po’ ridere vedere il politico del mio paesello che, in occasione delle elezioni amministrative, si dota di:

– sito
mediamente carino, mediamente su wordpress, mediamente inutile

– profilo twitter
mediamente aperto 1 mese prima delle elezioni, mediamente aggiornato con l’agenda degli appuntamenti, mediamente impersonale, mediamente inutilizzato dopo qualche mese dalle elezioni

– hashtag personalizzato
mediamente ridicolo, mediamente maddechè?!?! mediamente perchè civati ci ha già sfracellato i maroni con gli hashtag

– altri social (non-facebook) a caso
no, vi prego: no

– slogan
mediamente glocal, mediamente idiotico, mediamente sconclusionato, mediamente con virgole messe lì alla cazzo (soprattutto se del pd)

tutto questo scimmiottare i “politici famosi” è davvero deprimente, soprattutto per un politico di un piccolo centro, soprattutto per uno che si vede che si sente quasi obbligato a farlo, soprattutto per uno che lo sai che non è lui che gestisce i profili (e per fortuna, visto che si dovrebbe occupare di altro), soprattutto per uno che l’hashtag non gli cambia un tubo, sopratutto per uno che sai che tornerà alla modalità “comunicazione-zero” durante il mandato e/o dopo le elezioni.

7 consigli per un tweet (quasi) perfetto

ai 7 ottimi consigli per un tweet perfetto di leonardo bellini, aggiungerei i seguenti:

8 – scegliere 1 piattaforma da cui importare il feed sul proprio profilo twitter, in modo da non inondare lo stream di tweet fotocopia a distanza di pochi secondi

9 – se proprio si vuole fare promozione ai diversi profili (Google+, Facebook, Blog, ecc…) scegliere uno scheduler per temporizzare i tweet.
questo permette di:
– testare/ottimizzare i tweet in funzione dei diversi orari/giorni
– catturare l’attenzione di chi magari si è perso il tweet precedente
– testare/ottimizzare hashtag e testi diversificati per ogni tweet

10 – tenere presente che più tweet identici di seguito, oltre ad essere fastidiosi per chi legge, alla lunga creano una specie di “tweet blindness”

tweet-perfetto
https://twitter.com/dmlab

cose che non sopporto su twitter

[nota: gli update sono in fondo al post]

dopo anni di uso e frequentazione di twitter, provo a listare le cose che mi danno i nervi e che – solitamente – scatenano l’unfollow:

-io ti seguo, tu mi mandi un messaggio privato del tipo:
“Grazie per avermi seguito. Hai già visto il mio blog (linkedin/facebook/ecc…)?”

capisco che devi racimolare più seguito possibile (ah, fine stratega), ma so leggere una bio e, SI, ho visto che hai altri profili.
forse – ma forse eh – se ho scelto di seguirti su twitter è perché non voglio leggere il tuo blog, seguire la tua pagina su Facebook (o peggio, su Linkedin)

uno stringato ma educato “grazie per avermi seguito” è più che sufficiente (anche se non indispensabile) come primo approccio.

-io ti seguo, tu mi mandi regolarmente messaggi privati con link ad “approfondimenti” sul tuo blog

tanto odio. vedi sopra

– fai un tweet, uno te lo ritwitta e tu lo ritwitti (ad libitum)

oltre al fatto che questo rivela ego e/o personalità disturbata, sai che si chiama spam, vero?
se scelgo di seguirti, mi basta leggere il tuo tweet originale nella timeline, non importa che mi inondi di retweet.

se proprio vuoi ringraziare chi ti ritwitta, usa il pulsantino con la stellina (so che non serve a quello, ma … bla bla bla…).

– sei estremamente arguto e brillante e cerchi di dimostrarlo in ogni tweet

certo, come no.
di quelli come te c’è la fila.

– ci tieni proprio a farmi seguire le tue conversazioni

lo sai che se usi twitter per chiacchierare con qualcuno, i vostri interessantissimi botta e risposta si riversano sulla mia timeline?
mai sentito parlare di messaggi privati, app, sms, e-mail, telefonate e piccioni viaggiatori?
“no”? allora dai, discutiamone su twitter!

… to be continued (purtroppo)

[Update]

– io ti unfollowo e tu posti un tweet dove mi citi e dici:
“mi spiace che tu non sia più un mio follower”

niente di male, ma un tweet pubblico sa più di “merdaccia, te ne vai e io lo faccio sapere a tutti”.
se proprio vuoi stabilire un contatto, dirmi che ti spiace e magari avere un feedback, un MP è l’ideale.

tumblr per le aziende ?

no

da circa 1 anno il mondo si è svegliato e si è accorto di tumblr. e in giro per il web si sente ripetere che questa piattaforma è adatta per un business/brand blog

molti consulenti ed “esperti” si sono votati alla causa, visto che rinnovare la propria proposta non fa mai male ed è molto cool parlare bene di tumblr

alcuni arrivano addirittura a sostenere che il pessimo (se non assente …) posizionamento su google sia solo una leggenda.
è vero, non è impossibile posizionarsi sulla prima (o seconda…) SERP, ma ci vuole il triplo del lavoro e dell’attenzione rispetto a wordpress o blogger

inoltre, chi vi spaccia questa piattaforma come un simil-facebook o blog è completamente fuori strada, perché la community di tumblr (poiché di community si tratta) e i suoi meccanismi vanno prima capiti e vissuti dall’interno

probabilmente anche il vostro brand/azienda ha dei contenuti e delle iniziative che possono essere adattate a questo mezzo e al suo pubblico, ma non fidatevi di chi ve lo spaccia come “paradiso inesplorato” o robe simili

tumblr richiede originalità, freschezza e agilità, non certo un approccio da blog tradizionale o da twitter

se proprio ci volete provare, vi consiglio di non valutare solo i soliti casi di successo di grossi brand, ma di cercare tumblr di realtà più piccole e/o emergenti, non necessariamente del vostro settore

auguri

linkedin and out

honest linkedin slogan
via http://honestslogans.com/

lo uso da molti anni e – sinceramente – non ho mai capito a cosa mi possa servire, a parte mantenere una rete di contatti nel caso in cui cambi azienda.
e finora questo è l’unico motivo per cui non mi cancello dal servizio.

non sono un consulente né un freelance, quindi non ho l’esigenza di usarlo come canale di “personal branding“, definizione-mascheramento per indicare la semplice attività, altrimenti nota come auto-promozione.
pochi lo fanno senza cadere nello spam e nel bombardamento di aggiornamenti a raffica cross-postati da/verso altri social network, per far vedere quanto sono brillanti o interessati a diffondere link utilissimi.

altro argomento usato a favore di linkedin è che serve per trovare lavoro.
certo, come no *.
forse all’estero, come mi dicono diversi amici che lavorano fuori dall’Italia.
là sembra addirittura che gli head-hunter spulcino i profili, ti contattino e si arrivi anche ad un colloquio.
oibò.

poi c’è lo strumenti delle segnalazioni. molto utile se è un concetto già radicato e in uso nella propria cultura lavorativa (tipicamente nel mondo anglo-sassone).
ma per l’italia (e per il lavoro dipendente) la “segnalazione” è un concetto non propriamente chiaro e così familiare.

come giustamente dice alessandro madeddu in un post di qualche tempo fa**, linkedin
“Emana odore di ufficio del personale e di morte”.

per quanto mi riguarda, l’ho sempre visto come quelle feste aziendali o serate con i colleghi, piene di persone che altrimenti non frequenteresti, dove c’è sempre qualcuno col vestito sbagliato, il tono sbagliato e che spesso si permette confidenze fuori luogo.

nell’ultimo anno ho anche notato una migrazione degli over-40 da facebook a linkedin.
sono iniziati ad arrivarmi inviti da “insospettabili” che evidentemente (vuoi la crisi e vuoi la svalutazione di FB) si spostano su altri siti.
sono gli stessi a cui FB ha insegnato cos’è il web e che prima usavano solo la mail per inviare catene di sant’antonio, allerte su virus che potevano devastarti il computer e navigavano pochissimo.
sono gli stessi che adesso su linkedin inviano inviti a raffica, tipo amicizia su FB, condividendo la rubrica degli account mail, ossessionati dal racimolare contatti.

* parlo sempre dal punto di vista del lavoro dipendente

** via Cose da Libri

library thing – comunicare con leggerezza

per qualche tempo ho provato ad usare library thing ma un po’ per il look-and-feel (purtroppo datato e poco attraente) e un po’ per la maggiore diffusione di altri siti ho lasciato perdere.

credo sia uno dei siti “meno” utilizzati tra quelli che propongono catalogazione e networking e, anche se la mission è diversa, parlando di meri numeri al momento dichiarano 1.737.000 membri, contro i 20 milioni di goodreads *

recentemente hanno dovuto cercare un persona che si occupasse di social media e mi ha colpito l’approccio e la comunicazione che hanno tenuto nel processo di recruiting.

ecco un lesto riepilogo:

1. pubblicano un post dove indicano le loro esigenze e il profilo della persona cercata

2. pubblicano un post di saluto e ringraziamento all’attuale “social media guy”

3. dopo la selezione pubblicano la presentazione dei due candidati scelti

4. pubblicano un post di ringraziamento a tutti quelli che hanno inviato una candidatura (700!)

il tutto rimbalzato sul profilo twitter e facebook

ad un primo impatto, verrebbe da pensare che non c’è niente di straordinario o innovativo.

e in effetti è così.

ma a pensarci bene …  io non vedo tante aziende (italiane) adottare questo approccio alla comunicazione riuscendo a mixare trasparenza, positività, serietà e professionalità, in particolare per ambiti “sensibili” come il recruiting.

peccato, perchè mi pare che questo piccolo esempio di library thing ci ricorda che tutto può essere comunicato, se con il tono giusto e avendo presente quali obiettivi si vogliono raggiungere.

Library Thing

* anobii ha 600.000 utenti (dato giugno 2012), ma considerando le ultime vicende e visto che il 57% dei visitatori proviene dall’italia (e presumibilmente anche la quota di utenti è analoga), fa un po’ storia a sé

linkedin – aiutate kendra

linkedin-botta-di-vita

mi ero perso questa nuova schermata di accesso su linkedin

a parte il convincente  incoraggiamento “dai il massimo!” messo in intestazione, mi ha colpito la mestizia della frase di kendra:

grazie a linkedin ho evitato approcci diretti dal 2005

e questo dovrebbe incentivare la registrazione e l’uso del sito?

sarà la pessima traduzione dall’inglese (ma usare un’utente italiana no?)
sarà che manca il contesto (parla della sua vita sessuale, sociale, sentimentale?)
sarà che se-vuoi-capisci-cosa-intende-però-ti-devi-un-po’-sbattere

ma … ammazza che tristezza