ode a fazi e stoner (anche se non mi è piaciuto)

Ho resistito diversi mesi, ma alla fine ho ceduto all’hype e ho letto “Stoner” di John Edward Williams.

Devo dire che in generale il romanzo non mi è piaciuto, ma questo conta poco, se non per il fatto che l’aspettativa forse è stata talmente alta (bravo Fazi) che forse il prodotto non ha retto alla “prova su strada” 🙂

La macchina promozionale della casa editrice ha comunque vinto e un applauso se lo merita tutto, visto che ha messo in campo molti strumenti per supportare il romanzo, tra i quali passaparola, PR digitali/tradizionali e canali web.
Ha sfruttato al massimo gli ormai noti endorsement di autori e “personalità” e ha saputo creare, valorizzare, alimentare e far fruttare ogni aspetto del “prodotto-libro”.

E’ interessante come il libro sia stato “dissezionato” nelle sue componenti tangibili (testo, copertina, contenuti aggiuntivi (postfazione, consigli)) e intangibili (autore, storia editoriale) e ogni elemento sia stato sfruttato per azioni promozionali.

Partendo dal cuore del romanzo, il testo è stato usato – come è solito – per generare citazioni spesso accompagnate da una immagine, per favorire la condivisione e l’immediatezza

Le ricorrenze relative alla vita dell’autore (anche se poco nota(1)) vengono utilizzate per generare contenuti a tema

La copertina, oltre ad essere stata una scelta azzeccata in assoluto,  si è prestata al gioco del #bookselfie con hashtag dedicato (#selfiestoner)

poi ripreso e rilanciato da Fazi

Gli elementi del volto, dell‘occhiale e il titolo (font/colore/stile) sono stati utilizzati con molta efficacia per creare l’identità visiva di “Stoner” che è stato fatto diventare un vero e proprio brand ben riconoscibile.

Questi elementi sono poi serviti a veicolare materiale merchandising/promo

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e come base per elaborare varianti per edizioni speciali

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Gli stessi elementi sono poi stati utilizzati per i template delle citazioni già menzionate (fonte)

come icona della Facebook Page dedicata e dell’header/logo del blog letterario Fazi (intitolato al protagonista – interessante esempio di spin-off):

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Grazie all’ottimo riscontro, “Stoner” è ovviamente stato anche usato per la promozione di altri 2 libri di  Williams

Oltre alle pratiche promozionali di Fazi credo però che la parte più interessante del “fenomeno Stoner” sia come è stata gestita la storia (o la non-storia) dell’autore e del romanzo.

Il potenziale handicap della scarsità di notizie(2) relative all’autore è stato trasformato in un punto di forza. La mancanza di dati e informazioni non è segno dell’irrilevanza di Williams nel panorama letterario, ma viene trasformata(3) positivamente in un vera e propria (ri)scoperta di un prezioso protagonista della letteratura mondiale e alla sua idealizzazione.

Questo “riportare alla luce” assume anche una valenza figurata ed emozionale, forse predominante rispetto alla funzione pratica di mera ricostruzione biografica.
Il pubblico ha la sensazione di restituire dignità e rendere giustizia ad un autore non abbastanza riconosciuto e apprezzato; insomma, di partecipare  a qualcosa di buono e giusto per lui e per tutti quelli che avranno la possibilità di leggere le sue opere.

L’idealizzazione della figura di Williams – lo scrittore meritevole che non viene immediatamente premiato ma che alla fine viene apprezzato e acclamato – si sovrappone anche potenzialmente alle fantasie di un lettore/scrittore che, partecipando alla costruzione di questo ideale e all’operazione di “giustizia letteraria”, alimenta la speranza di  un riconoscimento futuro.
Su quest’ultimo aspetto (ma molto altro ancora…) è interessante l’articolo di Drew Smith sul Daily Beast

There is nothing more hopeful to a floundering author than the notion that after death’s sweet embrace someone might come along and see the genius in your toil.
Stoner is the world’s latest answer to the third way of failing. After your book is released by a proper publisher (Viking, in Williams’ case) and is still met by apathy, there exists this other fantastic possibility—that it might one day be rediscovered.

Altra cosa interessante è notare come questo espediente del processo di riscoperta venga ripreso anche da altri editori in fase di promozione, es. “Academy Street” di Bollati Boringhieri sulla rivista “Il Libraio” di febbraio 2015

academy street


Note:

(1) es. “l’unico testo in circolazione sulla vita di John Edward Williams” … e l’intervista alla moglie

(2) per quello che vale, la prima apparizione della voce su Wikipedia EN è del 13 settembre 2006 e della IT il 3 agosto 2012.

(3) vedi a questo proposito le parole dell’editor di Fazi, Cristina Marino:

bisogna convincere i librai che quel titolo venderà, che è ancora attuale, che non devono immaginarlo come un testo polveroso. Dunque la nostra prima sfida è stata quella

i politici di provincia e i social media, mediamente

ecco, a me fa un po’ ridere vedere il politico del mio paesello che, in occasione delle elezioni amministrative, si dota di:

– sito
mediamente carino, mediamente su wordpress, mediamente inutile

– profilo twitter
mediamente aperto 1 mese prima delle elezioni, mediamente aggiornato con l’agenda degli appuntamenti, mediamente impersonale, mediamente inutilizzato dopo qualche mese dalle elezioni

– hashtag personalizzato
mediamente ridicolo, mediamente maddechè?!?! mediamente perchè civati ci ha già sfracellato i maroni con gli hashtag

– altri social (non-facebook) a caso
no, vi prego: no

– slogan
mediamente glocal, mediamente idiotico, mediamente sconclusionato, mediamente con virgole messe lì alla cazzo (soprattutto se del pd)

tutto questo scimmiottare i “politici famosi” è davvero deprimente, soprattutto per un politico di un piccolo centro, soprattutto per uno che si vede che si sente quasi obbligato a farlo, soprattutto per uno che lo sai che non è lui che gestisce i profili (e per fortuna, visto che si dovrebbe occupare di altro), soprattutto per uno che l’hashtag non gli cambia un tubo, sopratutto per uno che sai che tornerà alla modalità “comunicazione-zero” durante il mandato e/o dopo le elezioni.

yahoo ipercinetico e perdente

Marissa Mayer - CEO Yahoo!
Marissa Mayer – CEO Yahoo!

da quanto marissa mayer è diventata amministratore delegato, le attività di Yahoo si sono moltiplicate (vedi l’ultima partnership con Mozilla) e tutto questo movimento ha, in parte, aiutato il brand a non cadere nel dimenticatoio.

ma l’impressione è che, nonostante questo ipercinetismo, Yahoo! resti un eterno perdente nel mercato rivolto agli utenti, sia come motore di ricerca che come brand.

forse il suo ruolo sta cambiando, da riferimento per l’utenza finale a partner tecnologico per terze parti…

7 consigli per un tweet (quasi) perfetto

ai 7 ottimi consigli per un tweet perfetto di leonardo bellini, aggiungerei i seguenti:

8 – scegliere 1 piattaforma da cui importare il feed sul proprio profilo twitter, in modo da non inondare lo stream di tweet fotocopia a distanza di pochi secondi

9 – se proprio si vuole fare promozione ai diversi profili (Google+, Facebook, Blog, ecc…) scegliere uno scheduler per temporizzare i tweet.
questo permette di:
– testare/ottimizzare i tweet in funzione dei diversi orari/giorni
– catturare l’attenzione di chi magari si è perso il tweet precedente
– testare/ottimizzare hashtag e testi diversificati per ogni tweet

10 – tenere presente che più tweet identici di seguito, oltre ad essere fastidiosi per chi legge, alla lunga creano una specie di “tweet blindness”

tweet-perfetto
https://twitter.com/dmlab